Enotria on wine

Mestiere per piacere

Archivio della Categoria 'Degustazioni'

1 marzo 2010

QUE VIVA CHILE!

Giovedì 4 marzo
Ore 20:30

VIVA CHILE, SEGUNDA!

Oramai un classico delle Prove di Gusto.
Il Chile, con i suoi vini di grande qualità, ha guadagnato un posto rilevante nel panorama vinicolo mondiale, arrivando addirittura a piazzare un vino tra i migliori del mondo due anni fa’ e un finalista tra i cinque rossi che a Roma sono stati scelti dalla sommelerie internazionale.
Una realtà vinicola fatta da produttori vocati alla ricerca della qualità e che spesso allevano i loro vini in terreni dove prima non c’era stato segno di umana presenza. Il Chile, protetto dalla Cordillera e con l’aiuto di quella grande distesa di acqua che è il Pacifico, complice la sua estensione di oltre quattromila chilometri, vanta una varietà di microclimi diversi e atti a distinte coltivazioni. La patata, il maize, i peperoncini ci arrivano da queste montagne. Anche la Quinoa, venerata e chiamata dagli Inca “chisiya mama”, madre di tutti i semi è antico cereale pre-andino, ricco di sostanze proteiche, fibre e minerali.

Stasera potremo gustare i vini cileni e assaporare i piatti della tradizione cilena e andina. dunque:

QUE VIVA CHILE!

CAMARONES A LOS TRE CHILES CON TORTILLA DE MAIS
SAUVIGNON BLANC VIU MANENT San Carlos de Cunaco, Colchagua

TIMBAL DE QUINOA CON VERDURAS
PINOT NERO Reserva Valle de Casablanca

CAZUELA DE VACA CON CHUCHOCA
MALBECH RESERVA San Carlos de Cunaco, Colchagua

ALFAJORES CON DULCE DE MEMBRILLO
LATE HARVEST SEMILLON y GEWURZTRAMINER
Casa Silva, Colchagua

y recuerda, non tomes, que tienes que manejar!
Vi aspettiamo!
Gilda e Maurizio

Glossario:
Camarones – gamberi
Quinoa – pianta erbacea, si consumano i semi secchi
cazuela – sorta di spezzatino
chuchoca – farina di granturco grossa
alfajores – se venite, vedrete!

PS programmata in calendario delle nostre Prove da tempo, vogliamo in questo modo rendere omaggio ai nostri amici cileni elevando una preghiera anche per tutti quelli che non sono più su questa bellissima terra.

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23 febbraio 2010

ABBINAMENTI IM-POSSIBILI

Tre bollicine:
Prosecco di Valdobbiadene Docg, Franciacorta Saten e Champagne
in abbinamenti che sembrano quasi impossibili.
L’extra Dry del Prosecco con porcini e lardo, la setosità del Saten,
marchio registrato in Franciacorta, con improbabili caprini delle Crete e
salmone e per finire il filettino di maiale farcito di carciofi e foie gras, possono
sembrare di primo acchito abbinamenti azzardati.
Ma fidatevi, ci sta’ benissimo

Venerdì 26 Febbraio
ore 20,30

A B B I N A M E N T I I M P O S S I B I L I

FRANCIACORTA SATEN CONTADI CASTALDI
Caprino morbido delle Crete avvolto in salmone

PROSECCO DI VALDOBBIADENE DOCG EXTRA DRY LA TORDERA
Risotto porcini e lardo d’Arnad

CHAMPAGNE TRADITION BRUT GERARD BELIN A VALLE DE LA MARNE
Filettino di porco farcito ai carciofi e foie gras fresco

DEMI-SEC
cialda con crema cotta e pere caramellate

e ricordate: non guidate che dovete bere!
il programma completo qui

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16 febbraio 2010

LA VIA FRANCIGENA

600 chilometri da Canterbury, attraverso Dover, CalaiS, per poi approdare a Reims, Besançon e Losanna. Qui dovevano attraversare le Alpi: Moncenisio o San Bernardo. E poi giù per Pavia e Parma e Pontremoli superato l’ostacolo delle Alpi Apuane.
E ancora Aulla, Lucca, Porcari, San Gimignano, Colle, Siena, Bolsena, Viterbo, Sutri e infine Roma.
Il simbolo del pellegrinaggio, come per El Camino Real la conchiglia, è una chiave.
l primo a fare il percorso della Via Francigena fù l’Arcivescovo di Canterbury Sigerico che impiegò ben 79 giorni,
venti chilometri di media!, per ricevere l’investitura dal Papa.
E durante queste tappe i pellegrini si fermavano a dormire e a mangiare. Siamo nel Medio Evo, cucine povere,
incluso per l’Arcivescovo. Focacce, cipolle, carne secca, formaggi. Ma anche soste in osterie lungo il percorso.
O in case private, dove in cambio del racconto del pellegrinaggio si otteneva vitto e alloggio.
E di ricette scambiate e scritte quelle più interessanti.
Le tre mete, Gerusalemme, Santiago e Roma hanno creato negli anni scambi di ricette e migrazioni di piante,tra cui la vite.
Sapete che non lontando da Firenze si coltiva lo spagnolissimoTempranillo?

GIOVEDI’ 18 Febbraio
ore 20,30

FRITTINI DELLA LUNIGIANA E
MAROCCA DI CASOLA CON CACIOTTA DI VACCA
Tempranillo Pietro Beconcini di San Miniato

RISO ARROSTITO DELLA LOMELLINA
Francigeno dell’Oltrepò pavese

COSTOLETTE DI AGNELLO E ABBACCHIO INFORNATO DI SUTRI
CON FAGIOLI REGINA DI SUTRI
Cabernet Franc di Cerveteri

LA TORTA DI CASTAGNE E FARRO DI MAESTRO MARTINO
vinosanto di Toscana

il programma completo qui

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12 febbraio 2010

PEPERONCINO

Nell’attesa dell’incontro di stasera con i Peperoncini, penso che tra tutte le cose che mi sono capitate di leggere questa è la piu bella. dice Dr. S. Giovese da Bologna, che ci racconta:

Per un’estate più piccante
la storia del peperoncino

del Dr. S. Giovese

Tra i più disparati e pittoreschi nomi dialettali del peperoncino (diavulicchiu, cerasella, peparussi, pipazzu) ce n’è uno in particolare che ci suggerisce qualche curiosa speculazione logica.

E’ l’arcaica espressione abruzzese pepedigne che riannoda tutta la storia di questa simpatica pianticella.

Essa non è altro che la contrazione assonante e fonetica di pepe d’India: la pianta che nel Cinquecento arrivava in Europa via mare riscuotendo un successo clamoroso specialmente tra le fasce povere della popolazione.

Infatti, a differenza delle altre spezie che costavano moltissimo e non attecchivano a motivo del nostro clima, il piccolo peperone non costava quasi nulla e bastava piantarne qualche seme per vederlo crescere rigoglioso più o meno dovunque. La “spezia” dei poveri, dunque, si impose fin dal momento del suo arrivo al grande consumo ed entrò subito a far parte di molti condimenti che sono in seguito arrivati fino alle nostre tavole. Ma il pepe d’India da dove veniva? Se non stupisce che a metà del 1500 Pierandrea Mattioli, medico e naturalista, lo chiamasse in questo modo, ci colpisce però la pervicace cocciutaggine di Domenico Vigna che 1625 parla ancora di pepe erbaceo d’India. Tutte voci fuorvianti messe in giro da un certo signor Nicolò Monardes che un paio di generazioni avanti aveva scritto un trattato “sulle cose pertinenti all’uso della medicina che vengono portate dalle indie occidentali”: per far tornare i conti l’India, che India non era, fu addirittura occidentalizzata! Ovviamente il peperoncino veniva dall’America appena scoperta ufficialmente da Colombo, dove faceva parte della dieta e delle tradizioni delle popolazioni indigene già da più di cinquemila anni.
Siccome nelle Americhe già prima di lui ci andavano un po’ tutti, anche se non potevano andare a raccontarlo in giro rischiando la scomunica della Chiesa (che a quei tempi era una cosa terribilmente seria), le merci avevano già cominciato a spostarsi quasi per volontà propria e con esse anche molte specie botaniche che erano arrivate agevolmente sia in Asia che in Africa “per vie diverse da quelle dei bianchi”. Si spiega in questo modo l’esistenza del pepe di Cajenna e della paprika che si affacciano alle cronache quasi contemporaneamente in luoghi così distanti e diversi tra loro. Nei cinque secoli che sono seguiti il peperoncino ha letteralmente conquistato il mondo intero. Alcuni anni orsono il professor Giovanni Ballarini dell’Università di Parma sosteneva, che dopo il sale marino, è il condimento più diffuso nel mondo. Un grande gastronomo come Vincenzo Bonassisi ha affermato che “il peperoncino può stare divinamente su qualsiasi sugo, in qualsiasi intingolo”. In effetti è la base di tutte le salse e i condimenti piccanti più conosciuti del mondo. Lo troviamo nel curry (che non è una sostanza unica come qualcuno crede, ma un blended di aromi, spezie e droghe diverso a seconda delle zone d’origine), nel tabasco (peperoncino, aceto, sale ed altre componenti secondarie), nel ketchup originale e nella famosa worcester sauce di cui, anche se non si conosce di preciso la ricetta, si sa comunque che tra gli ingredienti necessari alla sua realizzazione entrano aceto, soia, melassa, acciughe salate, aglio, cipolla e naturalmente molto peperoncino. Tutti pazzi per il peperoncino, quindi, che oltre alle sue indubbie doti di esaltatore di sapidità racchiude anche il segreto e il fascino di molte piante della sua famiglia.

Una famiglia strana che comprende quasi un centinaio di generi e più di duemila specie. Una famiglia che più che alla forma e ai colori bada ai contenuti: gli alcaloidi. Non spaventatevi e non chiamate la polizia se vi dico che gli alcaloidi sono composti azotati complessi che si trovano negli acidi organici di molte piante e che i più chiacchierati tra loro si chiamano nicotina, atropina, morfina, papaverina ed eroina. La solanina, l’alcaloide che dà il nome a tutte le solanacee e che nell’uomo produce nausea, vertigini, cefalea e stato di prostrazione, si trova principalmente in una pianticella erbacea molto diffusa e pericolosetta, ma anche nei comuni germogli di patata. Anche il pomodoro e le melanzane appartengono alla famiglia delle solanacee, come molte piante ornamentali quali la petunia e la datura (chiamata anche strammonio o erba diavola). Nel medioevo succedevano cose da matti con le pozioni ed i decotti che si ottenevano dalla macerazione, dall’estrazione e dalla distillazione di queste piante; quasi tutte le pozioni magiche più accreditate contenevano i principi attivi delle solanacee. Per gli sconvolti e gli indiavolati dell’epoca qualche volta andava bene e qualche altra meno: invece dell’antidroga arrivava l’inquisitore o l’esorcista e la faccenda poteva anche concludersi con un bel falò sulla pubblica piazza.

Ma torniamo al nostro peperoncino. Adesso che sappiamo che è parente stretto della melanzana, della petunia e dell’erba diavola cominciamo a spiegarci il suo fascino. Il suo vero nome nella classificazione sistematica di Linneo è capsicum annuum.

Non si sa bene se l’illustre botanico al momento del battesimo avesse in mente la forma del frutto (scatola, in latino capsa, che racchiude i semi) o il suo effetto sulle papille gustative (mordere, dal greco kapto, con chiaro riferimento al piccante); sta di fatto che lo divise successivamente, a seconda della morfologia, nelle varietà più diffuse. Se varia la forma e in qualche caso il colore, non varia comunque mai il principio attivo: la capsaicina. Considerato tonico per il sistema nervoso centrale, questo alcaloide è artefice del piccante, ma anche vasodilatatore efficace e stimolante per l’apparato digerente. Checché ne dicano alcuni miei più seriosi e stimati colleghi, è mia intima convinzione che il peperoncino sia giunto a Bologna in dosi massive negli anni sessanta al seguito di studenti fuori sede provenienti dal Meridione.

Veniva inizialmente usato di notte, specialmente durante le occupazioni dell’ateneo, perchè a “cuocere due spaghetti ci vuole un attimo”. Il resto è storia: uscito dall’università lui, il capsico, in pochi anni si prese la città.
—-

tratto da Dr. S. Giovese

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11 febbraio 2010

PEPERONCINO!


Peperoncino

venerdi 12 febbraio
ore 20,30

antiossidante, ricco di vitamina C, antidolorifico, indicato nelle malattie da raffreddamento il Capsicum,
pianta che appartiene alla famiglia delle Solanacee, come la patata, non finisce mai di stupirci
per le sue caratteristiche
Antico condimento già usato già 9000 anni fa’ nel centro America,
arriva in Europa attraverso gli scopritori spagnoli.
Ammagliati dalla scoperta di quella che credevano una “spezia”, ben presto
l’attenzione verso questo frutto cambiò. Niente importazione.
Il Capsicum nasceva dappertutto e di conseguenza niente business.
Pero andò a rinforzare le diete povere dando gusto e “calore”.
E vicino a noi tra la California e Bibbona, Rita Salvadori
coltiva con metodi biodinamici e
trasforma diverse varietà di Peperoncino,
che stasera gusteremo,
in modi diversi

Mr. P E P E R O N C I N O

Amouse-bouche
allo yogurt naturale del Mugello con Erotico di Peperita
Insalatina di patate trentine prezzemolate e AJI
1, 2, 3, degustazione guidata al CAPSICUM BACCATUM
focaccia con polvere di cayenna

Risottino sperimentale al MASSI’

Spezzato di Grigio del Casentino a piacere e piccantezza in crescendo
Habanero Chocolate
Habanero Fatali
Naga Yellow
Naga Morich

millefoglie al cioccolato Criollo con Habanero e mielato di Erotico

I vini:
Prosecco di Valdobbiadene
Vermentino di Bolgheri
Le Praielle rosso
Aleatico della Val di Cornia

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5 febbraio 2010

PESCATO

l Vocabolario della Crusca alla parola pescato riporta: “cercare di pigliare i pesci”

Ecco, Venerdì faremo cosi: vi proponiamo una serata dove serviremo “il pescato”.
Di buon ora Venerdì mattina, con Gilda, andremo al mercato e cercheremo di pigliare i migliori pesci e
crostacei che il mare nostrum, e solo quello, ci offre.
Poi la sera Gilda preparerà il mangiare con questa materia prima e io abbinerò i vini.
Siamo a Febbraio, il mese di ostriche e lumache, granseole e cannocchie, sarde e acciughe.
I marinai dicono che quando il pesce è nella stagione migliore ed è quindi grasso, lo si puo cucinare senza aggiungere olio.

Una serata come sempre con materie prime scelte ma senza sapere in anticipo il programma!. Vi fidate?

non c’è link al programma completo, perché non c’è programma completo!!

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22 gennaio 2010

STASERA. LAVA, LAPILLI E KATA! oltre che BACCALA’

uva-catalanesca

Frequentando blog di preparati giornalisti partenopei, Giulia Cannada Bartoli e Luciano Pignataro, mi sono imbattuto in un vino prodotto con uve di Catalanesca. La curiosità è stata grande, tant’è che ho cercato il recapito di uno dei sei produttori che vinificano quest’uva e l’ho chiamato. Domenico Ciriello mi risponde e tra una mia domanda e l’altra mi racconta la storia di questo particolare frutto.
Uva di origine spagnola viene introdotta nelle campagne intorno al Vesubio, dove già si produceva vino, come testimonia i ritrovamenti di frammenti di un orcio vinario. All’imboccatura l’orcio aveva impresso una sigla che corrispondeva a Sextus Catus Festius e un specie di logo: una foglia d’edera stilizzata molto simile ad un piccolo cuore. Il ritrovamento avviene nelle campagne di Santa Anastasia, vicino alla sorgente Olivella. Vista la vicinanza con l’azienda, questa ne prende il logo e diviene Cantine Olivella.

Tutto questo avviene grazie ad Alfonso d’Aragona, il Magnanimo, che intorno al XIV secolo introduce in queste campagne l’uva di origine catalana.
E questa sera potremo gustare questo vino il Kata. Katà non è solo il diminutivo di catalanesca, il vitigno da cui trae origine, ma è anche la perfetta sintesi dei suoi significati greco (sotto) e giapponese (esempio, modello), perché è esattamente il primo vino ufficiale prodotto con quest’uva.
La maturazione tardiva dell’uva allevata intorno ai 500 m s.l.m. e potatura alla napoletana
permettono di ottenere risultati particolari. Il vino assume un profumo di miele muschiato e un retrogusto amarognolo e note di sorbo che ricordano il profumo della terra.

Ma avremo modo di gustare anche il V.O. Quasi un vendemmia tardiva. Le uve di Catalanesca sostano sui graticci ad appassire e poi sono vinificate in acciaio. Sei mesi di affinamento in bottiglia danno il risultato di un vino morbido e di acidità equilibrato, dove tutti i sentori, profumi e sapori della Catalanesca surmatura si susseguono armonicamente.

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15 dicembre 2009

BIANCO, ROSSO & AZZURRO

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I pesci non hanno tutti lo stesso sapore, lo sappiamo bene e nemmeno la stessa qualità.
Queste caratteristiche sono determinate da fattori esterni, quali l’ambiente in cui il pesce cresce, l’età e l’alimentazione.
Il pesce bianco ha le carni di colore chiaro, più magro ma contiene le stesse quantità di proteine e minerali.
L’azzurro, per via del dorso di un bel colore azzurro metallico, è tra le specie più diffuse e pescato in grandi quantità.
E per questa ragione considerato meno pregiato. Errato. Sono una fantastica fonte nutrizionale e
contengono una maggiore percentuale di grassi. Quelli buoni.
E infine il rosso: non quello degli acquari ma triglie, gallinelle, scorfani.
Come anche i vini.
Non hanno tutti lo stesso sapore, dipende dal posto dove sono allevate le uve, dall’esposizione, dalla varietà.
Dal tipo di vinificazione ed infine da quanto sono giovani o vecchi!
Come gli “omini”!

Proviamo allora il bianco, il rosso e l’azzurro con bollicine brut, extra brut e dry?

Giovedì 17 Dicembre
ore 20,30

BIANCO, ROSSO & AZZURRO
BRUT. EXTRA BRUT O DRY

MILLEFOGLIE DI ACCIUGHE E SFOGLIA DI PATATE
Prosecco La Pria Dry

PACCHERI SULLO SCORFANO
Tridetum Trentino Brut

CERNIA SCALOPPATA SU’ ZOCCOLO DI CARCIOFI MORELLI
PROFUMATA ALLO ZENZERO
Franciacorta Pas Dosè

TORTINO DI CANTUCCI MATTONELLA ALLA CREMA AGRUMATA
Zibibbo di Sicilia
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il programma completo qui

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9 dicembre 2009

imagesil Tartufo è forse uno degli alimenti più vecchi della terra?
sicuramente, se era già presente nella dieta dei Sumeri.
Giacobbe, Plinio, Plutarco e persino i popoli arabi erano a conoscenza di questa delizia, ben nascosta sotto le zolle di terra e che l’uomo con l’ausilio del cane riporta alla luce. Anzi sulle tavole! A San Miniato, alla Fiera del Tartufo, abbiamo conosciuto i “cercatori” e altri personaggi che il Tartufo lo elaborano, creando vere specialità. Al tartufo appunto.
E il miglior abbinamento? Gustosi prodotti provenienti da luoghi dove si trovano un altri tesori: vino e olio
Giovedì con i prodotti di San Miniato gusteremo i vini di Caprandole di fronte a Monteloro e
Poggio alle Birbe in maremma con l’anteprima di Brunoro

giovedì 10 dicembre
ore 20,30

SANGIOVESE & TUBER BRUMALE

all’arrivo
ROSATO DI SANGIOVETO

Fettunta, Bruschetta o Santina
pane buono e olio meglio
Olio nuovo di Caprandole a Firenze e Poggio alle Birbe a Gavorrano
Caprandole rosso

SFORMATINO DI PATATE ROSSE E TUBER BRUMALE VIT
Birbesco di Poggio alle Birbe

MACCERONCINI TOSCANI ALLA SALSICCIA TARTUFATA DI SAN MINIATO
Tirle rosso di Caprandole

FILETTINO DI CINTA SENESE FUNGHI TRIFOLATI E MAGNUM PICO
Brunoro di Poggio alle Birbe

CROCCANTE ALLA CREMA GIALLA
moscato naturale

Bott.-Tirlezbottiglia

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3 dicembre 2009

BOLGHERI & ORNELLAIA

4741_bolgheri_animation Giovedì 3 dicembre
ore 20,30

LA TRILOGIA DEI SUPERTUSCAN: parte prima
LA MAREMMA
BOLGHERI & ORNELLAIA

La Maremma ha un canto, Maremma amara. Parla di stenti, di dolore, di terra infida . Tutto il contrario di ciò che è oggi, un luogo bellissimo: colline dolci dove si alleva vite e olivo e boschi che si tuffano nel mare , fiancheggiati da seminativi che d’estate brillano per l’oro del suo grano. Ma nei secoli la Maremma era legata alla malaria, che rappresentava una condanna a morte per chi viveva nella pianura. Inizierà il Granduca Leopoldo dando incarico ad un gesuita, Leonardo Ximenes, lo stesso dell’Osservatorio in via Martelli sopra la chiesa di San Giovannino. Attraverso la costruzioni di canali di scolmo, riesce a prosciugare tutta l’area che da Bolgheri si estende fino a Cecina. Bonificata dalla palude, la terra ricca di umus e altri nutrienti, rinvigorisce i raccolti toscani E negli ultimi quarant’anni la vite diventa protagonista. La particolarità dei terreni, grazie a una combinazione di terroir alluvionali, vulcanici e marini, contribuisce a dare vita al Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot.
Da questi vigneti gusteremo Le Volte, vino equilibrato e di grande piacevolezza, cuvée che assembla i migliori terroir della Toscana, abbinando l’espressione mediterranea del Sangiovese, che dona opulenza e generosità, con la struttura e la complessità del Cabernet Sauvignon e la morbidezza del Merlot.
Le Serre Nuove, “secondo vino” di Ornellaia, nasce nel 1997, come Enotria, dalla decisione di effettuare un’ulteriore selezione nella fase di assemblaggio dei vini base che danno vita a Ornellaia.
Prodotto in prevalenza dai vigneti più giovani, Le Serre Nuove dell’Ornellaia abbina l’impronta del vino simbolo della Tenuta a caratteristiche di freschezza, accessibilità e morbidezza con una struttura, equilibrio e intensità tipiche del grande terroir bolgherese.
E infine Ornellaia. Vino simbolo della Tenuta nato nel 1985, è il risultato di un’attenta selezione dei vigneti coltivati esclusivamente all’interno della Tenuta.
Prodotto con estrema cura e attenzione in quantità limitate, i numerosi riconoscimenti e successi internazionali confermano l’eccellenza costante di Ornellaia.
L’annata 2005 ha segnato i primi 20 anni di Ornellaia.
Accompagneremo questi vini con materie prime di alta qualità provenienti da queste belle terre.

il programma:

LE VOLTE DI ORNELLAIA
Farrotto sull’anatra e trifola di funghi porcini

LE SERRE NUOVE
Capriolo in agrodolce con polenta rimacinata a pietra

meditando…
UN BICCHIERE UNO DI ORNELLAIA
Pecorino Dop affinato in grotta

per conclude la pasticceria di Gilda

posti limitati, prenotazione necessaria
e non guidate, che dovete bere!

il programma completo su www.enotriawine.it

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